viernes, 25 de octubre de 2013

Punta e mandata via in 5 minuti / Picada y despachada en 5 minutos

A Cittá del Messico bisogna imparare a convivere con la gente e a dividere lo spazio e l'aria che respiriamo con le altre mille persone che ci circondano. In qualsiasi momento e luogo. Questa volta mi è toccato nell'ospedale. Era prevedibile che mi sarei incontrata altre persone all'appuntamento per il prelievo del sangue, ma non aspettavo una simile catena di montaggio unama. Arrivi, consegni il tuo libretto medico, aspetti, ti chiamano, ti metti in fila, ti fanno entrare in una stanza con altre 5 persone, ti fanno il prelievo del sangue e ti mandano via. Tutto questo nel tempo esatto di 5 minuti, con una rotazione di persone incredibile. Non ho avuto neanche il tempo di "indignarmi" per la mancanza di privacy con la quale mi hanno piccato il braccio, per la macanza di guanti delle infermiere, per la mancanza di sedie nella sala d'aspetto, per la sedia di plastica senza ruote dove mi hanno fatto sedere, che ero giá fuori in strada con il braccio piegato, con la pancia che stava ruggendo chiedendo la colazione. In tutto questo sempra del tutto superfluo dire un "ahia" al momento della puntura, chiedere quando saranno pronti i risultati degli esami, sistemarsi comodi sulla sedia o solo attaccare bottone con il vicino.
Devo dire peró che la parte peggiore dell'ospedale sono le scale. L'ascensore dio solo sa se esiste e se funziona, e le scale diventano un calvario di corpi che si trascinano di sopra e sotto. Passano due persone per volta, una da un verso e l'altra dall'altra, ma se una ha un bastone allora la faccenda diventa complicata.
Non metto in dubbio l'efficenza di questo sistema, di fatti mi sembra che funzioni benissimo, con almeno 40 persone punte e mandate via in meno di 15 minuti. Ma dall'altro lato di possono intravedere i costi umani di questo sistema: una spersonalizzazione terribile. Il malato non é chiamato per nome (tanto che nel mio libretto sono Giulia No Tiene Angeletti), non ha uno spazio per affrontare le sue paure, la sua ansia e la sua malattia.
Mi raccontavano dell'esperienza che è partorire in Messico in un ospedale pubblico. L'assistenza, il servizio sono ottimi, ma puoi occupare la sala parto solo per 20 minuti, e poi sotto a chi tocca, partorisci o ti rispediscono nella sala d'attesa. Poi chissá dove mandano il tuo bambino, insieme ad altri mille bambini nati nello stesso tempo. Quando mia madre ha partorito, mi ha raccontato che nell'ospedale quel giorno sono nata solo io.
In questo passaggio dall'individualismo alla spersonalizzazione sono andata ad inciampare.
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En el DF hay que aprender a convivir con la gente y a compartir el espacio y el aire que respiramos con las otras miles de personas que nos rodean. En cualquier momento y lugar. Esta vez me tocó en el hospital. Era previsible que me hubiera topado con otras personas a la cita de las análisis de la sangre, pero no me esperaba una similar cadena de montaje humana. Llegas, entregas tu carnet, esperas, te hablan, te formas, te hacen entrar en un cuarto con otras 5 personas, te sacan la sangre y te despachan. Todo esto en el tiempo exacto de 5 minutos, con una rotación de personas increíble. No he tenido ni el tiempo de "indignarme" por la falta de privacidad con la cual me han picado el brazo, por la falta de guantes de las enfermeras, por la falta de sillas en la sala de espera, por la silla de plástico sin ruegas donde me hicieron sentar, y ya estaba fuera en la calle con el brazo doblado, y con el estomago que estaba rugiendo pidiendo desayuno. En todo esto parece del todo superficial decir un "ahia" al momento del piquido, preguntar cuando estarán listos los resultados, acomodarse en la silla o solo "attaccare bottone" (empezar a platicar) con el vecino.
La parte peor, sin embargo, son las escaleras del hospital. El elevador dios solo sabe si existe y si funciona, y las escaleras se transforman en un calvario de cuerpos que se arrastran para arriba y para abajo. Pasan dos personas a la vez, una de subida y la otra de bajada, pero si una de las dos tiene un bastón o claudica un poquito entonces el asunto se hace complicado.
No pongo en duda la eficiencia de este sistema, de echo me parece que funcione muy bien, con almenos 40 personas picadas y despachadas en menos de 15 minutos. Pero del otro lado puedo vislumbrar los costos humanos de este sistema: una despersonalización terrible. El enfermo no viene llamado por su nombres (yo por ejemplo en mi carnet soy Giulia No Tiene Angeletti), no tiene un espacio para enfrentar sus miedos, sus ansiedades y su enfermedad.
Me constaban de la experiencia de parir en México en un hospital público. La asistencia, el servicio, son optimos, pero puedes ocupar el quirofano sólo por 20 minutos, y luego adelante con el siguiente. Pares o te despachan en la sala de espera. Luego quien sabe donde mandan a tu bebé, junto a los otros miles de niños nacidos en el mismo tiempo. Cuando mi mamá parió, me contó que en el hospital aquel día nací sólo yo.
En este pasaje del individualismo a la despersonalización exasperada fui a caer.

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