martes, 24 de diciembre de 2013

Professione: antropologa / Profesión: antropóloga

Dopo un anno con la carta d'identità scaduta, facendo affidamento che le autorità messicane durante un eventuale controllo non avrebbero capito la scritta "valida fino", avevo deciso che era il momento di mettermi in regola con queste questioni burocratiche e dotarmi di un documento in regola per non andare in giro per le strade del Messico con il visto o con il passaporto visto che nella vecchia carta d'identità avevo una foto con l'età stimata di 20 anni. Per andare in anagrafe e imbattermi con la temutissima burocrazia italiana, avevo scelto un giorno strategico, la vigilia, e un orario ne troppo vicino all'apertura, quando si concentrano i vecchietti, ne troppo vicino alla chiusura, dove si concentrano i lavoratori e i perdigiorno. I miei calcoli furono azzeccati e appena entrata mi sono diretta a uno sportello, scoprendo con stupore che c'era la stessa impiegata che 6 anni prima mi aveva fatto quello stesso documento. Mi ha misurato con il suo occhio nascosto da una montatura spessa e dichiarato che era plausibile che ero alta 1.64, e che i miei capelli non erano più castani chiari, ma castani. Ho lasciato da parte che nella precedente carta d'identità avevo i capelli tinti, e che i miei capelli sono sempre stati dello stesso colore, ma a quanto pare in questo tipo di documenti contano più le apparenze che quello che c'è sotto. Poi mi ha chiesto la mia professione, e con orgoglio le ho detto che "antropologa", lei mi ha guardato e mi ha detto, "ah, come Piero Angela", e ha cercato nel suo computer questa professione per poterla inserire. Ovviamente nel computer dell'anagrafe di un piccolo comune, la professione "antropologo" era sconosciuta e per un momento l'impiegata mi stava convincendo a metterci "sociologa", o "giornalista", ma poi ho pensato che non sono mai stata una sociologa e che erano piú di tre anni che non esercitavo la professione di giornalista, quindi ho insistito a che mettesse "antropologa". Dopo una ricerca nel sito del ministero e un aggiunta alle professioni possibili di Senigallia anche a quello dell'antropologa, ha stampata la mia carta d'identitá, e per concessione burocratica sono passata da "studentessa universitaria" a "antropologa" con una gioia immensa. Cosí sono andata a casa soddisfatta del tutto, anche se tra me rimuginavo diverse cose, prima di tutto il fstto di essere la prima persona che si registri come "antopologa" nella mia cittá, ovviamente sapevo di non essere ne la prima ne l'ultima, ma mi son messa a pensare a cosa avessero messo gli altri antropologi della cittá, che fossero stati convinti a mettere un "sociologo" o qualche altra professione piú convenzionale? Poi ho pensato che a conti fatti in questo momento dovevo piuttosto dire che ero disoccupata, ma infondo non lavorare era stata una scelta mia maturata nei mesi per sfuggire a delle condizioni di lavoro che non mi convenivano, e infondo ho la soeranza di uscire da questo stato di "disoccupata" presto, incrociando le dita. Per ultimo ho pensato che mettere "antropologa" rappresentava anche un atto di presunzione perchè in realtà negli ultimi due anni avevo lavorato alla mecè del capitalismo, facendo ricerche che sì avevano a che fare con metodi e tecniche antropologiche, ma che rispondevano agli interessi di qualche politico o multinazionale, insomma niente a che vedere con l'idea romantica dell'antropologo che vive anni in un paese sconosciuto per capire la cultura e le usanze delle sue persone .... O forse no?
Intanto me ne torno a casa con il sorriso sulle labbra e con una carta d'identità nuova di zecca dove mi si attribuisce la professione, e mio parere, più inteessante di tutte e questo basta, per ora, a rendermi felice.

_______________________________________________________________________________________

Después de un año con la identificación caducada, dando por echo que las autoridades mexicanas en una
eventual revisión no habrían entendido lo que significa "valido fino", decidi que era el momento de ponerme en regla con estas cuestione burocráticas y tener una credencial en regla para no dar vueltas en México con mi visa o con el pasaporte dado que tenía esta identificación con una foto probablemente con una edad estimada de 20 años. Escogi un día estratégico para ir a las oficinas del registro poblacional, el día anterior a la Navidad, cuando todo mundo esta ocupado en otra cosa y un horario ni tan cercano a la hora de apertura (cuando la oficina esta llena de viejitos), ni tan cerca a la hora de cierre (cuando confluyen muchos trabajadores y los nini). Mis cálculos resultaron correctos y como entré  me dirigí sin ninguna cola a la ventanilla, descubriendo que había la misma empleada que 6 años antes me había echo el trámite. Me midió con sus ojos escondidos detrás de un armazón espeso y declaró que era plausible que medía 1.64, y que mi cabello ya no era castaño claro, sino castaño solamente. Dejé de lado decir que en la vieja identificación tenía el cabello pintado, y que mi cabello siempre estuvo del mismo del color, pero al parecer en este tipo de credenciales cuenta más la apariencia que lo que está detrás. Luego me preguntó a que me dedicaba para ponerlo en la identificación, y yo le contesté con orgullo "antropóloga", la empleada me miró y me dijo "ah, como Piero Angela" (un científico italiano que tiene un programa de divulgación muy famoso en Italia), y buscó en la computadora esta profesión para insertarla en mi identificación. Obviamente en el computer del registro poblacional de una pequeña ciudad, la profesión "antropólogo" no existía, y por un momento la empleada me estaba convenciendo de poner "socióloga" o "periodista", pero pensé que nunca en mi vida fui socióloga y que eran más de tres años que no hacía nada como periodista, así que insistí para que pusiera "antropóloga". Después de una búsqueda en el sitio de la secretaría de no sé que, añadió entre la lista de profesiones posibles de Senigallia también la del antropólogo, y pudo imprimir mi credencial en la cual, por concesión burocrática pasé de ser "estudiante universitaria" a "antropóloga", con mi grande felicidad. Así me fui completamente satisfecha, aunque entre mí estaba pensando en varias cosas, primero que nada en el echo de ser la primera persona que se registrara como "antropóloga" en mi ciudad, obviamente sabía que no era ni la primera ni la última, pero me puse a pensar que habían puesto los otros antropólogos de la ciudad, a lo mejor fueron convencidos a poner "sociólogo" o alguna otra profesión más convencional. Luego pensé que a finales de cuenta en esta temporada hubiera tenido que decir que era desempleada. Finalmente, pensé que poner "antropóloga" representaba también un acto de presunción porque en los últimos años había trabajado a la merced del capitalismo, haciendo investigaciones que sí tenían a que ver con métodos y técnicas antropológicas, pero que respondían a los intereses de algún político o a multinacionales, nada a que ver con la idea romántica que se tiene del antropólogo que vivía años en un país desconocido para captar la cultura y los usos y costumbres de su gente ...
Mientras tanto regreso a mi casa con la sonrisa en los labios y una identificación nuevísima donde se me atribuye la profesión, a mi decir, más interesante de todo, y esto es suficiente para hacerme feliz.

No hay comentarios:

Publicar un comentario