Sei mesi senza scrivere. Mi vergogno un pó per essere onesta.
Piú volte iniziavo a scrivere qualcosa per poi cancelarlo subito dopo. Troppe
cose son successe, en nel tram tram di tutti i giorni ho sacrificato la
scrittura, l’ho abbandonata nel cassetto, o meglio, in qualche cartella
nascosta del mio portatile.
Nel frattempo sono successe molte cose. Sono stata in
Argentina, ho conosciuto finalmente il paese di Evita Duarte, quella Evita che
era il mio ídolo da piccola. Ho passeggiato per le strade di Buenos Aires
sentendo un accento che mi sembrava piuttosto meridionale (niente di strano
pensando alla fortissima migrazione di italiani a inizio novecento, soprattutto
proveniente dal sud d’Italia). Ho visto la casa de Borges trasformata in un
salone di belleza e ho pensato che lo stesso Borges l’avrebbe trovato ridicolo,
divertente e grottesco allo stesso tempo. Ho camminato in un paese dove il mio
aspetto fisico non destava troppa curiositá, ma appena aprivo la bocca per
parlare tutti si giravano a guardarmi, riconoscendo un accento messicano in una
parvenza piuttosto argentinesca.
Sono stata in Colombia altre due volte, la prima volta
dovendo fare i conti con un mio connazionale, che mi ha fatto ricordare il
perché quando sono all’estero cerco di evitare contatti con gente italiana. La
seconda volta avendo un pó di tempo per conoscere un pó della Colombia vera
(fuori dall’hotel dove ero stata rifugiata). Ho trovato un hostel a due soldi,
ma suficientemente vicino alla zona dei bar e della vita notturna, sono stata
compagna di camerata di cinque uomini, ed era davvero molto che non provavo l’ebrezza
di una camerata con gente sconosciuta. Ho visto la laguna Guatavita, dove gli
spagnoli credevano di aver trovato la loro El Dorado. Ho visto il Centro
Culturale García Marquez, e anche se era solo una scritta in un cortile, ha
davvero avuto un effetto fortissimo in me, emozionandomi come una stupida.
Ho rotto il mio cuore un paio di volte e l’ho riattaccato
insieme un altro paio di volte. Ho traslocato in
una casa con un disordine incredibile, che poteva essere all’altezza del disordine che sentivo dentro. Ho vissuto per la prima volta con un animale, un gatto indiferente e piagniucoloso. Ma ho anche apprezzato il fatto che quando tornavo a casa c’era sempre qualcuno che mi accogliesse, anche fosse con un miagolio. Ho pitturato le pareti della mia camera del colore che mi urlava detro, e mi sono sentita in pace con me stessa. Ho pianto, sono stata incosolabilmente triste, guardando il vuoto che avevo davanti, ho riso come una matta, sono tornata felice e poi di nuovo triste. É difficile rimettere insieme i pezzi di qualcosa se non si sa che forma ha.
una casa con un disordine incredibile, che poteva essere all’altezza del disordine che sentivo dentro. Ho vissuto per la prima volta con un animale, un gatto indiferente e piagniucoloso. Ma ho anche apprezzato il fatto che quando tornavo a casa c’era sempre qualcuno che mi accogliesse, anche fosse con un miagolio. Ho pitturato le pareti della mia camera del colore che mi urlava detro, e mi sono sentita in pace con me stessa. Ho pianto, sono stata incosolabilmente triste, guardando il vuoto che avevo davanti, ho riso come una matta, sono tornata felice e poi di nuovo triste. É difficile rimettere insieme i pezzi di qualcosa se non si sa che forma ha.
Ho riscoperto la lettura, a quello che era per me stare sola
con un libro tra le mani e lasciarsi trasportare in un altro posto, provare le
emozioni di qualcun’altro e scordarsi delle propie.
Poi sono tornata dove sempre, dalla mia familia e dalle mie
amiche, da quelle persone che pur essendo lontane sono e saranno sempre parte
della mia vita. Sono tornata dai miei luoghi, dai tramonti della mia cittá,
dalla nebbia e dal mio mare, bellissimo mare.
Per concludere l’anno, e aprire quello nuovo in bellezza
sono alle prese con un altro trasloco, che é parte di quel puzzle che sto
componendo poco a poco.
Buon anno a tutti, Giulia é tornata :)
_______________________________________________________________________________________
Seis meses sin escribir. De ser honesta me da bastante vergüenza.
Varias veces empecé a escribir algo, para luego borrarlo enseguida. Hubo
demasiadas cosas que han sucedido, y en la frenesís de mis días he tenido que
sacrificar algo, la escritura, la abandoné en un cajón, o mejor, en alguna
carpeta oculta en mi pc.
Mientras tanto, han pasado muchas cosas. Estuve en
Argentina, conocí finalmente el país de Evita Duarte, la Evita que era mi ídolo
cuando era niña. Caminé por las calles de Buenos Aires escuchando un acento que
me parecía inconfundiblemente del Sur de Italia (nada extraño pensando a la
fuerte migración de italianos a principios del siglo XX, sobre todo desde el
sur de Italia). Vi la casa de Borges se convirtió en un salón de belleza y
pensé que el mismo Borges encontraría el hecho ridículo, divertido y grotesco
al mismo tiempo. Entré en un país donde mi apariencia física no despertó
demasiada curiosidad, pero tan pronto como abría la boca para hablar todo mundo
se volteaba para mirarme, reconociendo un acento mexicano en un apariencia
bastante argentina.
Estuve en Colombia en dos ocasiones, la primera vez tuve que
lidiar con un connacional mío, que me hizo recordar por qué cuando estoy en el
extranjero intento evitar el contacto personas de mi país. La segunda vez tuve
un poco más de tiempo para conocer un poco la verdadera Colombia (fuera del
hotel donde había estado refugiada). Encontré un hostal por dos pesos, pero
suficientemente cerca de la zona de bares y de la vida nocturna, fui compañera
de camarada de cinco hombres, y era muchísimo que no sentía la aventura de un
dormitorio lleno de desconocidos. Vi la laguna de Guatavita, donde los
españoles creyeron haber encontrado su El Dorado. Vi el Centro Cultural García
Marquez, y aunque era sólo uno escrita en un patio, tuvo realmente un fuerte
efecto en mí, me emocioné estúpidamente como nunca.
Me rompí el corazón un par de veces y lo recompuse un par de
veces más. Me mudé a una casa con que tenía un desorden increíble, que podría estar
a la altura del desorden que sentía por dentro. Viví por primera vez con un
animal, un gato, indiferente y llorón. Pero también me gustó el hecho de que
cuando llegaba a casa, siempre había alguien que me daba la bienvenida, aunque
sea con un “miau”.
Pinté las paredes de mi habitación del color que me gritaba dentro, y me sentí en paz conmigo mismo. Lloré, estaba inconsolablemente triste, mirando el vacío que había en frente, me reí como una loca, me volví feliz y otra vez me volví triste. Es difícil recomponer algo, menos si no se sabe qué forma tiene.
Pinté las paredes de mi habitación del color que me gritaba dentro, y me sentí en paz conmigo mismo. Lloré, estaba inconsolablemente triste, mirando el vacío que había en frente, me reí como una loca, me volví feliz y otra vez me volví triste. Es difícil recomponer algo, menos si no se sabe qué forma tiene.
Redescubrí la lectura, en lo que fue para mí estar a solas
con un libro en mis manos, que me llevara a otro lugar, que probara las
emociones de otras personas y que me olvidara las mías.
Luego regresé donde siempre, con mi familia y con mis amigas,
esas personas que a pesar de estar lejos son y serán siempre parte de mi vida.
Volví a mis lugares, a los atardeceres de mi ciudad, a la niebla y a mi mar, mi
hermoso mar.
Para finalizar el año, y abrir el nuevo en belleza estoy
lidiando con otra mudanza, que es parte del rompecabezas que estoy componiendo
poco a poco.
Feliz Año Nuevo a todos, Giulia ha vuelto :)




No hay comentarios:
Publicar un comentario